“La busa” è una tecnica di forzatura dei radicchi praticata a Lusia fino alla fine degli anni '70 e poi caduta in disuso per gli alti costi di manodopera.
La tecnica consisteva nel raccogliere i radicchi, dopo che questi avessero preso alcune ghiacciate, lasciando una decina di cm di radice, sgrossandoli dalle foglie esterne e reimpiantandoli nella sabbia dell'Adige in una buca (da qui il termine) ricavata nel mezzo di un campo e riscaldata grazie al letame in fermentazione.
Dopo una ventina di giorni tutte le foglie del radicchio, ormai marcite, custodivano il cuore dell’ortaggio da dove era spuntato un nuovo germoglio: proprio quello che, ancor oggi, possiamo assaporare al massimo delle sue virtù nutritive e degustative.
L'Ortodidattico ha ripreso l'originaria tecnica ricavando le “buse” in una serra buia con riscaldamento a pavimento.
Un lavoro che ha l'obiettivo di ritornare al passato ma con le conoscenze e gli strumenti del presente.
I radicchi messi in busa dall'Ortodidattico:
ROSA DI LUSIA (derivato dal Lusia per successivi incroci con il Treviso) Gusto e croccantezza simili al Lusia dei vecchi tempi ma dal colore e forma più accattivanti. Il massimo della croccantezza e mineralità lo riceve dalla tecnica di forzatura in busa.
VARIEGATO APERTO(dal Castelfranco) Dall'aspetto simile al Castelfranco ma dal colore più tenue e senza nessuna sfumatura verde. Molto più sapido e croccante.
ROSSO LUNGO INVERNALE(dal Treviso classico) La maturazione in sabbia per più di venti giorni conferisce alla costa più lunghezza, più sapidità e più succulenza.
RADICCHIO DI GORIZIA La maturazione in busa conferisce alla piccola cornucopia più croccantezza e il massimo della succulenza.