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Elia, trent’anni agricoltore solidale per vincere la crisi

-LEGNARO Agricoltura naturale e solidarietà come ricetta per sconfiggere la crisi. Elia Bozzolan, trent’anni scarsi all’anagrafe e una laurea in Scienze Forestali e Ambientali già in tasca, dopo alcune altre esperienze professionali alla fine, un paio d’anni fa, ha deciso di seguire le orme di papà Severino e di fare l’agricoltore. Quella che ora porta avanti è un’azienda decisamente particolare, perché in essa ha scelto di valorizzare il territorio e la biodiversità con ricoveri per uccelli, piccoli appezzamenti aperti ai cittadini e una rete di solidarietà con i vicini. Finanziamenti europei per i giovani agricoltori ma anche scambio di macchinari con agricoltori limitrofi, hanno permesso investimenti per ridurre i tempi di lavorazione e introdurre nuove tecniche agronomiche. «La mia» racconta Elia «è un’azienda biologica di sette ettari di cui poco più della metà sono coltivati a ortaggi (pomodori, fagioli, carote, porri, verze, rape e alcune varietà di radicchi e cavoli) e frutti (kiwi, fragole, more da rovo). Trovano spazio, inoltre, un boschetto misto di latifoglie e lunghe siepi, dove la flora e la fauna locale hanno trovato il proprio ambiente naturale». L’azienda “Podere Clara”, che fa parte del Circuito Wigwam, non è nuova nel percorrere strade inconsuete, ma più solidali e sostenibili di gestire la produzione agricola e sperimentare forme di attività che coniughino l’utilità alla crescita sociale delle persone. Già il papà di Elia, infatti, alla fine degli anni Ottanta, insieme alle prime esperienze di agricoltura biologica e biodinamica, iniziò a creare una fattoria aperta, attrezzata ad esempio con piazzole per l’agricampeggio. Anticipò l’idea delle fattorie didattiche e ospitò il progetto “La Fattoria in Ospedale”, realizzato in collaborazione con il reparto di Oncologia pediatrica di Padova. «La maggioranza delle coltivazioni» continua Bozzolan «si svolge in pieno campo e solo una piccola parte sotto le serre. Le rotazioni annuali permettono di ricavare buoni raccolti. Ora stiamo sperimentando la coltivazione dell’arachide». La commercializzazione dei prodotti aziendali avviene grazie alla cooperativa agricola “El Tamiso”, presente da quasi trent’anni sul mercato biologico italiano. All’interno dell’azienda sono stati poi attivati dei progetti per la salvaguardia degli animali selvatici, come l’installazione di nidi artificiali, nonché la sperimentazione di nuove specie orticole non attualmente coltivate nelle nostre zone o totalmente nuove per il mercato veneto. «Guardando al ruolo sociale dell’agricoltura» conclude il giovane agricoltore, «siamo tra i precursori nella predisposizione di orti sociali. Si tratta di piccoli appezzamenti, dove appassionati, più o meno esperti, possono coltivare in maniera naturale i prodotti per il loro consumo. La richiesta per tale attività di autocoltivazione è sempre più alta. Nell’orto sociale inoltre persone diverse si ritrovano a svolgere gli stessi lavori, in stretto contatto tra loro e con la terra»

di Alessandro Cesarato (TRATTO DA IL MATTINO DI PADOVA DI LUNEDI’ 13.01.2014)

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