Un progetto per valorizzare alcuni tipi di piante locali, attraverso il recupero e la selezione di alcune varietà di specie orticole oggi non più in produzione.

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Obiettivi

  1. Il progetto vuole valorizzare alcuni tipi di piante, soprattutto locali, attraverso il recupero e la selezione di alcune varietà di specie orticole, “ecotipi” (varietà di una volta selezionate dagli agricoltori), che sono state scalzate dalla produzione, dalla logica dell’omologazione e dall’omogeneità delle produzioni.
  2. Il progetto intende, inoltre, attraverso la conservazione e replicazione del materiale genetico di queste piante, rendere gli agricoltori proprietari delle sementi che coltivano, rendere disponibili queste sementi per tutti, e, adattando al luogo e all’ambiente le varietà coltivate, migliorarne le proprietà organolettiche e la qualità produttiva, per riscoprire sapori particolari legati al territorio e alla coltivazione.

Tutto questo si fa individuando delle piante madri da lasciare andare a seme per raccoglierlo e seminarlo in futuro.

Le tappe del progetto

Le prime orticole individuate sono state il broccolo padovano (di tre tipologie diverse) e il radicchio di Castelfranco (quattro varietà).

La tappa iniziale del progetto è stata la visita al C.R.A., Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura, di Monsanpolo del Tronto (AP) dove il dott. Nazzareno Acciarri, genetista del centro, ci ha insegnato ad osservare i caratteri particolari delle piante da selezionare per produrre seme. L’individuazione delle piante madri infatti non è facile, trovare i parametri giusti di bellezza, forma e sapore, e non ultime produttività, sanità e resistenza al freddo e alle malattie è possibile solo attraverso il continuo confronto tra produttori, il riscontro dei consumatori e il prezioso aiuto del genetista.

Nella seconda tappa, abbiamo aggiunto nuove varietà al progetto: cavolfiore Toscana, due tipologie di cavolfiore verde di Macerata, cavolfiore Jesino e Romanesco, due di broccolo Veronese (Precoce e Tardivo), una di broccolo Fiolaro di Creazzo, due di broccolo di Bassano (medio e tardivo) e il finocchio Monte Bianco.

I soci coinvolti

Infine sono stati scelti i soci partecipanti al progetto: si è deciso, infatti, di coltivare le piante in aperta campagna, in ambiente pedecollinare, e in Bassa padovana.

Gli agricoltori coinvolti sono Michele Borgato, Sara Tognato (Caresà), Elia e Severino Bozzolan (Podere Clara), Elisa Nicolè (Fuori di campo), Franco Zecchinato (Il Biancospino), Giuseppe Bregolato e Andrea Giubilato.

Importanti in questa scelta la diversità delle aree di coltivazione, delle esperienze lavorative e la possibilità per alcuni di questi di avere un contatto diretto con il consumatore (e così un feedback immediato).

La selezione

Il tipo di selezione è massale: da una popolazione di piante, se ne scelgono alcune che si somiglino tra loro e rispondano ai criteri individuati in base alle esigenze di coltivazione, vendita e uso culinario (colore, foglia, volume, peso, dimensione, omogeneità, sanità – tolleranza alle patologie: batteri, funghi e altri parassiti). Ovviamente gusto e consistenza si selezionano in un secondo momento, anche in base al tipo di consumo (cotto, crudo o altro).

La scelta di queste piante va fatta anche includendo le piante simili tra loro ma non perfettamente uguali. Questo serve a rinforzare la specie e non spingere la selezione verso un solo carattere che col tempo va ad impoverire la pianta. Si perde un po’ in uniformità, ma la pianta si rinforza e la semente si irrobustisce (miglior germinabilità e rusticità).

Queste piante vanno tolte con la loro zolla dal campo, messe in vaso in un luogo riparato dalla pioggia, come una piccola serra, per un periodo di tempo sufficiente al superamento dell’inverno.

Il campo lasciato libero nel frattempo viene lavorato perché possa ospitare di nuovo altre piante. In primavera, le piante verranno rimesse a terra e isolate con una rete o un tunnel (per evitare l’impollinazione con altre varietà) e protette fin dopo l’allegagione (conclusione della fioritura).

Queste piante andranno a seme. Il seme verrà messo a dimora per ottenere nuove piante e continuare il lavoro di selezione. Per avere una buona omogeneità bisogna attendere almeno 4 cicli.

Prossime tappe

Prossime tappe di questo cammino saranno un test di assaggio con i produttori, i collaboratori e i dipendenti della cooperativa, i “venditori” a diretto contatto col pubblico consumatore, e cene a tema con presentazione/spiegazione del progetto.